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Il bambino interiore che non muore mai: Hansel e Gretel e il viaggio senza fine

da | 14 Mag 2025

Hansel e Gretel non sono solo due bambini sperduti in un bosco. Sono molto di più. Sono il simbolo del nostro bambino interiore, quella parte di noi che non cresce mai davvero, che resta affamata, impaurita, speranzosa. E anche quando crediamo di essere diventati adulti, quella parte resta lì, nascosta, ma viva.

Perdersi per ritrovarsi: il bambino che resta

Nel cuore della fiaba, Hansel e Gretel sono abbandonati. La loro famiglia, schiacciata dalla povertà, li lascia nel bosco. È un’immagine brutale, ma anche incredibilmente simbolica. Ogni bambino, prima o poi, fa l’esperienza dell’abbandono: può essere reale (un genitore che va via) o emotivo (un adulto presente ma emotivamente assente).

E cosa fanno i bambini nella fiaba? Cercano di tornare indietro. All’inizio lasciano sassolini bianchi, che li guidano al sicuro. Ma quando i sassolini finiscono, devono fare i conti con la verità: non si può sempre tornare a casa.

Eppure il loro spirito infantile non si spegne. Hanno paura, ma non si arrendono. Hanno fame, ma trovano la casa di marzapane. Hanno fiducia, ma è una fiducia che li porta a cadere nella trappola della strega.

La strega e il bambino ingannato

La strega di Hansel e Gretel è un’immagine potente del pericolo del nutrimento ingannevole. Promette dolci, ma vuole divorare. È il simbolo di tutto ciò che sembra nutrirci ma in realtà ci consuma: relazioni tossiche, promesse illusorie, compensazioni emotive che soffocano invece di sostenere.

Eppure, anche in quel pericolo, i bambini trovano una risorsa: l’astuzia, il coraggio. Gretel spinge la strega nel forno, e così il bambino non solo sopravvive, ma si libera della figura materna negativa, divorante.

Il bambino interiore che resta: e se non fosse un problema?

Spesso si parla del “bambino interiore” come di qualcosa da guarire, da far crescere, da superare. Ma e se, invece, quel bambino fosse una risorsa?

Hansel e Gretel ci ricordano che la capacità di meravigliarsi, di sperare, di trovare soluzioni creative, appartiene al bambino che resta dentro di noi.

Certo, un bambino interiore abbandonato diventa affamato, disperato, si aggrappa a chiunque prometta conforto (la strega). Ma un bambino interiore riconosciuto, ascoltato, curato, diventa la nostra capacità di reinventarci.

Il ritorno a casa: ma è davvero casa?

Alla fine della fiaba, Hansel e Gretel tornano a casa, carichi di tesori. Ma quella casa non è più la stessa. Non perché sia cambiata, ma perché sono cambiati loro. Hanno attraversato il bosco, hanno conosciuto la fame e la paura, hanno visto il pericolo travestito da dolcezza. Non sono più solo bambini.

E noi? Riusciamo a riconoscere quel bambino che vive ancora in noi? Riusciamo a lasciarlo vivere senza che diventi il padrone della nostra vita?

Conclusione: la fiaba non finisce mai

Hansel e Gretel ci ricordano che il viaggio del bambino interiore non finisce mai davvero. Perché anche da adulti, ci perdiamo. Anche da adulti, incontriamo streghe. Ma se sappiamo ascoltare quella parte che non smette mai di sperare, possiamo sempre trovare un modo per tornare a casa.

E forse, quella casa non è più un luogo, ma una presenza dentro di noi.

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