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Rabbia, quell’emozione “scomoda” da riconoscere e gestire

da | 12 Apr 2024

La rabbia è una delle cosiddette emozioni di base: è, cioè, universale, appartiene all’esperienza umana condivisa, ha valenza edonica negativa e ad alta intensità. Si tratta di uno stato emotivo caratterizzato da crescente eccitazione, a livello fisico o verbale oppure entrambi, che può sfociare verso l’ambiente circostante (r. eterodiretta) oppure verso se stessi (r. autoridiretta). In alcune occasioni porta all’attuazione di azioni o agiti, in altre è invece repressa o inibita. Secondo studiosi come «Anolli», sarebbe più appropriato parlare di collera, mentre secondo Di Giuseppe e Tafrate «Uno stato emotivo sperimentato a livello soggettivo con un’elevata attivazione del sistema simpatico autonomo. È inizialmente suscitata dalla percezione di una minaccia, anche se può persistere dopo che la minaccia è passata. La rabbia è associata a cognizioni e pensieri di attribuzione e di valutazione che sottolineano le malefatte degli altri e motivano una risposta di antagonismo per contrastare, scacciare, ritorcere contro, o attaccare la fonte della minaccia percepita. La rabbia è comunicata attraverso la mimica facciale o posturale o inflessioni vocali, verbalizzazioni avverse e comportamento aggressivo».

All’interno della categoria emotiva della rabbia vi sono stati emotivi di diversa intensità e attivazione:

  • Ira, furore ed esasperazione fanno parte degli stati a maggiore intensità emotiva;
  • Impazienza, fastidio e irritazione sono invece gli stati a intensità emotiva minore.

Questi stati sono sì intensi, ma transitori; meccanismi quali la ruminazione rabbiosa possono invece protrarsi nel tempo.

Cos’è la rabbia?

La rabbia è uno stato affettivo intenso, dovuto a stimoli interni e/o esterni, che segue fasi di inizio, durata e attenuazione cui corrispondono modificazioni comportamentali e fisiologiche, anche di adattamento all’ambiente. Come altre emozioni, anche la rabbia è un processo multicomponenziale: tra le sue componenti abbiamo infatti quella cognitiva, quella espressiva e comportamentale e l’attivazione fisiologica dell’organismo; tutte queste interagiscono tra loro, dando vita all’esperienza individuale della rabbia.

A giocare un ruolo prioritario è la dimensione cognitiva: i pensieri negativi che si attivano dopo un evento o stimolo visto come provocatorio rinforzano le emozioni negative. La rabbia è un segnale di allarme che porta con sé anche un’attivazione fisiologica che si manifesta con maggiore tensione muscolare, sensazione di calore o iper-sudorazione, aumento del flusso del sangue nella periferia del corpo e accelerazione del battito cardiaco. A livello mimico e corporeo, gli occhi appaiono lucidi, le sopracciglia si aggrottano in maniera violenta, le labbra sono strette e il tono di voce diventa sibilante o più intenso.

Riconoscere la rabbia e imparare a gestirla

Quando crea sofferenza o compromette le relazioni sociali, spingendo ad azioni dannose verso se stessi, gli altri oppure gli oggetti, la rabbia si definisce disadattiva e porta con sé non solo malessere psicologico, ma anche sintomi fisici importanti. Imparare a riconoscere e gestire la rabbia, esprimendola in maniera corretta, diventa perciò fondamentale per il nostro benessere.

Ciò su cui possiamo lavorare è il modo in cui reagiamo a un evento:

  • impariamo a riconoscere i sintomi della rabbia;
  • cerchiamo le possibili soluzioni alle circostanze in cui ci troviamo;
  • utilizziamo l’umorismo per ridimensionare i problemi e darci modo di trovare le soluzioni idonee;
  • quando la rabbia sembra prendere il controllo su di noi, fermiamoci e utilizziamo tecniche di rilassamento come la meditazione o la respirazione profonda per recuperare la lucidità;
  • prendiamo in considerazione le attività sportive per sfogare la rabbia, svuotare la mente e ristabilire l’equilibrio psicofisico.

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