Ci sono storie che non finiscono.
Non perché continuino davvero, ma perché restano sospese.
Emozioni trattenute.
Lutti non elaborati.
Parole mai dette.
Ferite che il tempo non ha guarito, ma semplicemente ricoperto di ghiaccio.
Da fuori la vita sembra andare avanti.
Si lavora.
Si costruiscono relazioni.
Si affrontano le giornate.
Eppure una parte di sé rimane ferma, immobilizzata in un punto preciso della propria storia.
Le vite congelate
Nel mio lavoro incontro spesso persone che non sanno di essere congelate.
Non arrivano dicendo:
“Sono bloccata” oppure “Sono bloccato”.
Raccontano piuttosto una sensazione di vuoto.
La difficoltà di provare emozioni.
La fatica a sentirsi vivi.
Come se qualcosa dentro fosse spento.
E spesso quel congelamento non nasce dalla mancanza di forza, ma da un eccesso di dolore.
Per sopravvivere, una parte della persona ha dovuto smettere di sentire.
Il fuoco della relazione
La psicoterapia assomiglia allora a un fuoco acceso in una notte fredda.
Non è un tribunale.
Non è un luogo dove si viene aggiustati.
È uno spazio dove il calore della relazione permette lentamente a ciò che era congelato di tornare a muoversi.
Non accade all’improvviso.
Accade poco alla volta.
Come la neve che si scioglie ai primi raggi del sole.
Tornare a sentire
Molte persone pensano che stare meglio significhi soffrire meno.
A volte la terapia compie un passaggio apparentemente opposto.
Permette di sentire di nuovo.
Anche ciò che fa male.
Perché ciò che è congelato non contiene solo dolore.
Contiene anche amore.
Desiderio.
Tenerezza.
Speranza.
Vitalità.
Quando anestetizziamo una parte di noi, raramente riusciamo a selezionare cosa spegnere.
Si spegne tutto insieme.
Il terapeuta come custode del fuoco
Forse uno dei compiti più importanti del terapeuta è questo.
Custodire il fuoco.
Rimanere presente quando emergono emozioni che per anni sono state tenute lontane.
Essere testimone di una storia che finalmente può essere raccontata.
Offrire uno spazio dove il dolore non debba più essere affrontato in solitudine.
Il senso che ritorna
Quando il ghiaccio inizia a sciogliersi non cambia solo il rapporto con il passato.
Cambia il rapporto con la vita.
Eventi che sembravano privi di significato trovano una nuova collocazione.
Le ferite non scompaiono.
Ma diventano parte di una storia più ampia.
Una storia che può essere guardata senza esserne prigionieri.
In conclusione
Penso spesso alla psicoterapia come a un fuoco acceso lungo il cammino.
Non elimina l’inverno.
Non cancella ciò che è accaduto.
Ma offre un luogo dove fermarsi, scaldarsi e ritrovare energia per riprendere il viaggio.
Perché molte persone non hanno bisogno di essere cambiate.
Hanno bisogno che qualcuno le accompagni abbastanza a lungo da permettere a ciò che era rimasto congelato di tornare lentamente alla vita.
E quando questo accade, non nasce una persona nuova.
Nasce la possibilità di ritrovare quella che, forse, era sempre stata lì ad aspettare.


