Seleziona una pagina

L’importanza della gentilezza

da | 24 Gen 2020

In una società sempre più veloce, che spesso dimentica o dà per scontati gli atti di gentilezza, è importante riaffermare un atteggiamento profondo e radicato fatto di generosità, calore e umiltà. In passato questi stessi sentimenti erano noti come caritas (amore per il prossimo) e philantropia (amore per l’umanità) e per gran parte della storia occidentale la gentilezza è stata associata alla carità cristiana, che come un buon – anzi ottimo – collante ha tenuto uniti gli individui nella società. Nei secoli si sono susseguite dozzine di teorie, positive o negative, sulla generosità, vista talora come sfogo oppure addirittura come rifugio. Ciò che dobbiamo tuttavia tenere sempre a mente è che la gentilezza è una delle strategie più importanti a disposizione dell’uomo per uscire dall’isolamento e rende la vita degna di essere vissuta.
A esser gentili, poi, si va incontro a effetti collaterali inaspettati. La gentilezza infatti rende più felici, rallenta l’invecchiamento, fa bene al cuore, migliora le relazioni e, soprattutto, è contagiosa. Ma procediamo per gradi.

Gentilezza e felicità

Quando compiamo un atto di gentilezza nei confronti di qualcun altro, ci sentiamo indubbiamente bene sia a livello spirituale che fisico. Questo accade perché, nel primo caso, avvertiamo una sensazione positiva che ci porta a pensare “Questo è ciò che amo essere”. A livello fisico invece, o più precisamente biochimico, quella stessa sensazione è dovuta al cosiddetto helper’s high, la profonda euforia seguita da una gradevole calma dovuta all’aumento di dopamina nel nostro cervello.

Gentilezza e invecchiamento

I radicali liberi e le infiammazioni, spesso derivanti da stili di vita malsani, sono i principali responsabili dell’invecchiamento a livello cerebrale e biochimico. Recenti ricerche mostrano che l’ossitocina, prodotta anche attraverso il calore emotivo, contribuisce a ridurre i radicali liberi e l’infiammazione del sistema cardiovascolare. Insomma un intervento benefico direttamente alla fonte. Ulteriori studi hanno dimostrato che la meditazione buddista tibetana sulla gentilezza e compassione ha un potere antifiammatorio sul nervo vago, che regola i livelli di infiammazione e la frequenza cardiaca.

Gentilezza e cuore

Gli atti di compassione e bontà portano con loro il calore emotivo. Questo contribuisce alla produzione dell’ossitocina, responsabile del rilascio di ossido nitrico nei vasi sanguigni (responsabile della dilatazione di questi ultimi). L’ossitocina è perciò nota anche come ormone cardioprotettivo, perché contribuisce alla riduzione della pressione sanguigna e protegge il cuore.

Gentilezza e relazioni

La gentilezza riduce la distanza emotiva e ci fa sentire più vicini, più legati. Nelle relazioni fa cadere i sistemi difensivi e predispone l’interlocutore a dare risposte più educate, inoltre smussa i conflitti e apre le porte a una comunicazione più efficace poiché genera pensieri positivi. Essere aperti, sorridenti e propositivi è un’arma potentissima, non solo con gli estranei, ma anche in famiglia e nel contesto lavorativo: crea infatti una predisposizione benevola, rinsalda e riconcilia i legami e stimola la collaborazione.

Essere gentili è un esercizio quotidiano, che diventa contagioso e crea un ambiente sano, sicuro, attento ai bisogni dei suoi componenti e veicola un’atmosfera educata e aperta.
Sii gentile quando possibile. È sempre possibile (Dalai Lama).

Potrebbe interessarti:

Halloween: il piacere di avere paura

Halloween: il piacere di avere paura

C’è qualcosa di profondamente affascinante nel desiderio di avere paura. Lo sappiamo quando guardiamo un film horror, quando raccontiamo storie di...

Quando finisce una psicoterapia?

Quando finisce una psicoterapia?

Una delle domande che, prima o poi, mi sento fare è: “Ma quando finisce una terapia?” A volte viene posta direttamente. Altre volte arriva in modo...